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Cano; Canu

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CANO/U:

Significa grigio, canuto e viene dal latino canus, con lo stesso significato. Cognome diffuso nella parte centro settentrionale dell'isola,  sinonimo di Murru (cognome ampiamente diffuso nella parte meridionale). Canu è la variante propriamente sarda (meridionale) di Cano.

Attualmente il cognome Cano è discretamente diffuso in tutta la Spagna: sono quasi 40.000 le persone che portano tale cognome.

Il cognome Cano è presente anche in tutti gli Stati Americani (USA), ove più, ove meno.

E' presente nei documenti antichi della lingua e della storia della Sardegna.Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, abbiamo: Cano Gonnario, jurato ville Tadasuni (*odierno Tadasuni. Contrate Partis de Guilcier – vedi app. I^16); Cano Juliano, majore(amministratore, sindaco) ville Borone (*odierno Boroneddu. Contrate Partis de Guilcier); Cano Lodovico, ville Silanus. ( odierno Silanus. Castri Montis de Verro- vedi app. I^9); Canu Anthonio - de Bosa – vedi app. I^2; Canu Elias, ville Sasseri – vedi app. I^27; Canu Flasius, ville Sasseri.  Sempre nel C.D.S. del Tola, vol. II, per l’anno 1535, tra i presenti alla Sinodo del 13 febbraio, è nominato il reverendo Canu Anthonius; per l’anno1669/71, è poi nominato Cano Biancarello Diego, giudice della Reale Udienza, tra coloro che si riunirono in casa del marchese di Cea, capo della Congiura, che portò alla morte del marchese di Camarassa - vedi app. III^ Anno 1535 e anno 1669.

Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII° secolo, troviamo un Canu: Canu Petru, al capitolo 355, citato come teste in una permuta di terre: > ( ego abatissa Maximilla de scu. Petru de Silki) tramutai cun Alexandru, et cun su Frate Gimbardu et cun Gemulina sa sorre; issos derunimi su kantu vi avean in Ortu Donnicu et binia et pumu et bacante (vacante, non coltivata), tenende assa ki vi aveat dave innanti scu. Petru; et ego deilis su kantu mi dittavat in sa corte de Silki, ki posit (che aveva donato) donna Jorgia de Thori et Comita de Gitil su fiiu, etc.

Nella storia medioevale ricordiamo Canu Antonio, arcivescovo turritano, dal 1448 al 1480 (Di. Sto. Sa.), autore insieme a Salvatore Salepusio della “Historia” dei santi e martiri della Sardegna del periodo di Roma imperiale; fra i santi e martiri, in particolare: anno 290 Proptus et Januarius, christiani sardi turritani; anno circiter 300 >San Gavino (et mensis Octobris appellatur  a Sardis “Sancti Gavini Mensis”; anno 303, floruit > sant’Efisio, etc. > da “De Rebus Sardois I” di Giovanni Francesco Fara.

Sempre nel Testo del Fara, ma nel “De Rebus Sardois IV”, al capitolo Alfonsus Rex, nell’elenco dei vescovi turritani troviamo: anno 1448 Antonius Cano Sassarensis et eoiscopus Bisarchensis (già citato). Sempre nel De Rebus Sardois IV, relativamente all’anno1444 è nominato Cano Andreas arciprete turritano. Ancora, relativamente all’anno 1447 è nominato Angelo Cano, per aver ceduto, per una piccola somma di denaro, a Raimondo Riusechus, il paese di Coghinas; per l’anno 1463, è citato, oltre al suddetto Cano Antonio, anche Cano Franciscus Rector de Sennoris et procurator episcopi Castrensis. Etc. Etc.

Nel Codice Diplomatico di Villa di Chiesa, relativamente all'anno 1450, sono nominati Andrea e Leonardo Cano nell'elenco dei fideiussori per la somma di lire 575 annue (per 10 anni + 2.000 d'anticipo), che la città di Villa di Chiesa deve versare per il riscatto dal Conte di Quirra. (sec. XV° cap. LXXIII -  righe 402/405).

Nella storia moderna figura: Cano Francesco, sassarese:  con cento uomini, il 20 aprile del 1527 respinse 400 barbareschi sbarcati all'Asinara, infliggendo loro gravissime perdite. Per il suo valore fu nominato cavaliere nel 1541 da Carlo I re di Spagna (Carlo V imperatore) *Di. Sto.Sa. Della storia contemporanea citiamo, Cano Eugenio, vescovo della diocesi di Bosa dal 1871 al 1905, (*DiStoSa).

Attualmente Cano è presente in soli 32 Comuni italiani, di cui 9 in Sardegna: Alghero 59, Olbia 31, Tempio 9, Cagliari 8, Sassari 6, etc. Invece Canu è presente in ben 379 Comuni d'Italia, di cui 126 in Sardegna, con maggiore diffusione nella parte alta dell'isola: Sassari 783, Olbia 291, Alghero 222, Ossi 183, Cagliari 130, Ittiri 128, Budoni 120, Nuoro 116.

N.d.R. Lucio Anneo Seneca, uno dei più grandi filosofi dell'Antichità, senza dubbio il più grande e famoso della Roma Antica, nel suo libro "La tranquillità dell'Anima o Come affrontare il disagio di vivere" parla di Giulio Cano, suo contemporaneo e dice quanto vi riporto interamente, non vi voglio sottrarre neppure una virgola: "Giulio Cano, un grande uomo, anche e nonostante sia nato in questi tempi, dopo aver discusso a lungo con Caligola (imperatore di Roma), mentre se ne andava, si sentì dire da quel Falaride (nomignolo di Caligola, che significa, chiazzato di bianco): "Non t'illudere: sappi che ho dato ordine di ucciderti". "Ti ringrazio, ottimo principe," fu la risposta. Io non so che cosa abbia voluto dire, ma posso fare varie ipotesi. Volle offenderlo e dimostrare come, di fronte a tanta crudeltà, la morte poteva considerarsi un privilegio? Oppure gli rinfacciò la sua follia quotidiana? Perchè lo dovevano ringraziare anche coloro ai quali uccideva i figli o confiscava i beni. O piuttosto voleva dire che accettava la morte come una liberazione? Ad ogni modo fu la risposta di un animo grande. Qualcuno potrebbe dire: " Dopo queste parole Caligola avrebbe potuto ordinare di lasciarlo in vita. Cano non se ne preoccupò: era nota del resto la coerenza di Caligola in ordini del genere. Puoi credere che egli trascorse serenamente i dieci giorni che lo separarono dal supplizio? Sono incredibili le parole che disse, i fatti che compì, il suo comportamento tranquillo. Giocava a dama. E quando il centurione a capo della fila dei condannati a morte gli ordinò di muoversi, sentendosi chiamare, contò le pedine e disse al suo compagno: "Guarda di non mentire, dicendo, dopo la mia morte, di aver vinto tu!" Poi, rivolgendosi al centurione, aggiunse: " Sei testimone, sono in vantaggio io di un punto"! Credi che Cano ci tenesse tanto a quel gioco? No, egli si prese giogo del carnefice (se volete sapere il resto leggete l'opuscolo  di Seneca).

 

 

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