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ZZLa Carta De Logu di Eleonora d'Arb.B

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ZZ La Carta de Logu di Eleonora d’Arb. B (Seconda parte)

Capitolo XLV°: ordinanze per il fuoco > ordinamentos de Fogu. L’ordinanza vieta di accendere il fuoco nelle campagne sino al termine della festa di Santa Maria e cioè sino all’8 settembre. N.d.R.: il 9 settembre iniziava l’anno agricolo. A partire da tale data, venivano rinnovati i contratti riguardanti l’agricoltura e la pastorizia. > chi nexuna persona deppiat, ne pozzat ponni fogu infini a passàda sa festa de Santa Maria, chi est a die ottu de Capudanni (settembre). Chi non obbedisce all’ordinamento paghi lire 25 di multa oltre i danni. Dal 9 settembre si può accendere il fuoco in campagna , purché non rechi danno ad altri. Se infatti procura danno… paghi lire 10 di multa , ,oltre il danno… o altrimenti sarà condotto in prigione e vi starà a volontà del Giudice. N.d.R. l’ordinamento non contiene la data di inizio in cui è proibito il fuoco nelle campagne, ma la si può dedurre dal capitolo XLIX, in cui è citata la data del 29 Giugno (Làmpadas), come scadenza per la creazione delle fasce antincendio.

Capitolo XLVI°: chi appicca il fuoco volontariamente in casa altrui…e causa danno a cose e persone … sia legato ad un palo e bruciato vivo > e siat juygadu dellu ligari a unu palu e fagherillu arder.

Capitolo XLVII° : chi causa incendio nell’aia col grano mietuto o al campo di grano non mietuto o a vigna o a orto… sia condannato a pagare il danno e la multa di 50 lire alla Corte… e se non paga gli venga amputata la mano destra.

Capitolo XLIX°: … creare una fascia antincendio… > de fagheri sa doha pro guardia de su fogu. Ciascun villaggio, nelle sue campagne… > ciascaduna Villa in s’habitacioni sua… pro Santu Pedru de Lampadas ( per san Pietro di Giugno - 29 -). N.d.R. sa doha è la striscia o fascia antincendio. Deriva dal latino doga, che però significa recipiente. In lingua sarda doa o doga de carràda è la doga della botte. > chi fogu nolla barighit sa ditta doha = che il fuoco non superi detta striscia; > e si fogu illa barighit e faghit perdimentu = e se il fuoco supera detta striscia e crea danni… quel villaggio paghi dieci soldi per uomo ed il Curatore de Villa (alias Mayore) paghi dieci lire alla Corte.

Capitolo L° >Ordinamenti su Liti e Citazioni. > Ordinamentos di Chertos e Nunzas (Chertos dal latino certare = litigare: Certidus in Campidanese); Nunzas dal latino nuntiare = citare in giudizio, intimare (si dice in lingua sarda ghettai is intimas = intimare. Fra le varie citazioni: la prostituta che ruba in casa del drudo è tenuta a rendere ciò che ha rubato ed altrettanto vale per il drudo che ruba in casa della concubina.

Capitolo LI° > Testamenti ed ultime volontà > Dessos Testamentos ed ultimas Voluntadis: considerata la mancanza di notai, nell’isola, o il loro esiguo numero, viene stabilito che le buone e pie cause non restino senza compimento e che i testamenti siano validi (bagiant) come fatti dai notai, purché siano fatti nella forma dovuta > in sa forma dépida: generalmente per mano del curato del villaggio no da pubblico scrivano o dall’ufficiale della Contràda o da uno scrivano del posto, ma in questo caso, alla presenza di un minimo di 5 testimoni > chi si pozzat fagheri per manos de alcunu Scrivanu dessu logu, inpresencia de chimbi testimongios pro su minimu.

Capitolo LII° > gli avvisi di garanzia: per una casa, un fondo o altro possesso. Quando la denuncia è di Corona de Logu over de Corona de Chida de Berrùda. N.d.R. Sa Corona de Logu è il Tribunale Supremo, ,presieduto direttamente dal Giudice del Giudicato di Arborea. Per quanto riguarda Sa Corona de Berrùda c’è incertezza: era un Tribunale di Anziani, muniti di berrùda cioè di bastone (di ferro?) che li distingueva, con funzioni settimanali (chida), come suppone il commentatore Don Giovanni Maria Mameli de Mannelli, ed anche il canonico Spano, o era invece un Tribunale formato da una squadra di giovani armati di Berrùda (lunga lancia con asta di legno duro (0livastro?) e punta di ferro) > sa Chida de Berrùda, incaricata della vigilanza settimanale (Chida) dei confini (iscolcas) del territorio della Contrada o del Giudicato.

Le Citazioni al Tribunale Supremo: sa Cporona de Logu; o al Tribunale di Chida de Berrùda: per una casa, un fondo o un qualsiasi possesso si svolgono secondo la prassi seguente: chi espone denuncia sia messo sotto giuramento davanti al Curatore del Processo, il quale a sua volta ripete la Citazione in presenza di tre uomini (come Testimoni), ma se trova l’interessato (il querelato) gliela da personalmente e gli fissa l’udienza; se non lo trova, lascia l’avviso nella sua casa d’abitazione, sempre in presenza di tre uomini del villaggio, come testimoni. Il citato in giudizio, si deve presentare davanti al Giudice entro 8 giorni o un massimo di 15 giorni, per rispondere, sempre davanti al Giudice alla persona che lo cita. Se il denunciato non si presenta entro il tempo stabilito, il possesso, o casa o altro, oggetto della lite, è concesso al querelante. Ma se il querelante si presenta entro un anno dall’ultima citazione e paga tutte le spese nel frattempo sostenute, rientra provvisoriamente in possesso dell’oggetto in causa, sino a che il Tribunale emetta sentenza definitiva. Finito il Processo, sarà compito dell’Armentario di Corte dare soddisfazione al vincitore, come a lui parrà giusto: > segundu chi hat a prri de attaxàri a s’Armentariu Nostru de Logu. N.d.R. > attaxàri deriva probabilmente dal latino taxare, nel significato di stabilire o determinare i prezzi, le somme dovute e le quote per le spese del processo.

 

ZZLa carta de logu 9

 

Capitolo LIII° Delle Citazioni del Tribunale Maggiore o del Tribunale di Chida de Berrùda o del Tribunale di Porto o altro. Se l’accusato non si presenta nei termini stabiliti (in contumacia) > non compargiat in termen – per la prima volta non perde la causa, ma paga 6 Lire di multa, 20 Lire la seconda volta; alla terza perde la causa, secondo l’antica usanza e ciò s’intenda per il caso in cui un sardo denuncia un continentale e viceversa > e simigiamenti s’intendat pro su Terramingiesu a su sadru o su sadru a su terramingiesu. N.d.R.Terramingiu/zu o Terramanna è il Continente e terraminzesus o terramannesus sono i continentali. Se la persona citata non può presentarsi all’udienza e però presenta prova che dimostri la causa di forza maggiore, non perda la causa, anche se non risarcisce la spesa alla persona che l’ha citata.

 

Capitolo LIV° Citazione per imbroglio o per altro torto. Chi denuncia una persona per malefatta e l’interessato trova la denuncia e scappa per paura; rinnova la denuncia e non trova la persona, consegni la citazione alla sua casa in presenza di testimoni, se vi trova qualcuno. Se il querelato non si presenta entro 15 giorni, perde la causa.

 

Capitolo LIX° Sul prestito o altro mutuo > dess’imprestanzia chi si fait s’unu a s’ateru. E si giunge al litigio e si chiami la Corte a decidere chi perde e chi vince. Chi denuncia paga alla Corte di quattro uno (un quarto) per il mutuo, di cinque uno per il prestito.

 

Capitolo LXIV°. L’uomo di buona fama non sia messo a tortura, > de no poni s’homini de bona fama a turmentu pro chertu de fura. Se l’uomo è di cattiva fama possa essere messo a tortura > si cuss’homini est de mala fama si pozzat mittere a turmentu. Se è di buona fama e non ci sono testimoni che egli sia messo sotto giuramento dal Giudice e sia poi libero se si dichiara non colpevole dall’ accusa mossa contro di lui.

 

Capitolo LXVII° - Chi possiede per 30 anni e più terra pubblica, ecclesiastica o privata. (è il capitolo che tratta l’usucapione), secondo la Carta de Logu. Chi possiede terra pubblica – De su Rennu – per più di 50 anni o terra della Chiesa per più di 40 anni, o terra privata per più di 30 anni e nel suddetto periodo non viene richiesta dai legittimi proprietari, ne divengono padroni a tutti gli effetti. (Clausola > purché non ci siano orfani o minori, i quali non hanno avuto l’opportunità di reclamare > e non prejudichit assos orfanos e minoris , che non accattatint tempus de dimandari sa rexoni issoru < N.d.R. Il Capitolo è estremamente interessante sotto l’aspetto storico, giuridico ed economico: salvaguarda persino i minori di età e gli orfani. Sotto l’aspetto storico ci sembra bene fare riferimento ad esempi di altre esperienze; l’usucapione per le terre private trova infatti riscontro nei Placiti Benenettini (scritture e testamenti che vengono ricordati dai testi scolastici di Storia della Letteratura Italiana come primi documenti del Volgare Italiano - siamo intorno al 960), tra i quali uno recita: Sao Co Kelle Terre Per Kelli Fini Que Ki Contene, Trenta Anni Le Possete Parte Sancti Benedicti = so che quelle terre, contenute entro quei confini, le ha possedute per trenta anni l’Amministrazione del Convento di San Benedetto.

 

Capitolo LXIII° - Chi possiede legittimamente un oggetto, un arnese, o altro, per almeno tre anni e non gli viene richiesto per tutta la durata delenta padrone > passadu su dittu tempus (de annos tres), non indelli pozzat esser fatta plus questioni.

 

Capitolo LXXI° per la costituzione dei Tribunali (le Corone) e come istruire i Processi. È un capitolo di notevole importanza: ne riassumiamo in breve i contenuti. Essi, i Tribunali ( Coronas), devono essere composti da almeno 5 uomini. Chi manda le citazioni (is intimas, diciamo noi in campidanese), può chiamare a testimoniare sino a dieci persone. Lo scrivano (su scrianu = il cancelliere) deve registrare tutto. I testimoni devono aver compiuto 18 anni di età > né pozzat chiamari homini perunu pro testimongiu, chi non havirit detghiottu annos cumplidos. I testimoni devono prestare giuramento e testimoniare davanti ad ambo le parti. Prima però l’Ufficiale o Curatore del Tribunale (de Corona), con lo scrivano e tre giurati, devono esaminare e chiedere ad uno ad uno, separatamente e che nessuna delle parti li senta e che venga messo a verbale tutto quello che dicono e che detti verbali siano recitati durante le Udienze. Le Parti poi potranno accettare o respingere quanto verbalizzato, per cui, per trovare prove pro o contro, hanno tempo di 8 giorni. Il Presidente e la Giuria decideranno in base a ciò che loro parrà giusto. Ma che nessuna sentenza possa andare contro la Carta de Logu > in coscienza dessas animas issoru, sa megius ragioni e justicia … non judicando però contra sa Carta de Logu < pena la non validità della sentenza e la multa (questa non poteva mancare !).

 

 

   
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