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Fa; Faa; Fai; Fais; Fay

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FA; FAA; FAI; FAIS; FAY: 

(di Ettore Rossoni) "Fa è tipico di Pula e Cagliari nel cagliaritano; Faa è tipico di Cagliari e del cagliaritano; Faà, molto più raro, ha un ceppo piemontese con ramificazioni sarde, dovrebbe derivare, almeno il ceppo originario piemontese dal vocabolo dialettale faa (fata), richiamando l'immagine presente sullo stemma del casato, il ceppo sardo oltre a poter essere derivato da quello monferrino, potrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo sardo faa (fava).  Nel 1570 il nobile Giovanni Matteo Faà, Signore di Fontanile (AT), acquistò dalla famiglia Scarampi una buona parte del loro feudo nel Monferrato diventando poi nel 1580 signore di Bruno (AT) con il titolo di Marchese.

FA; FAA; FAI: FAIS; FAY (FAVA, non sardo): sa fa = la fava e viene dal latino faba. Is/sas faas; is fais (o semplicemente, sa fa) = le fave. In linguaggio fonetico: sa vã = la fava (le fave).

Sulla "fava" esistono parecchie espressioni e detti, più o meno seri. Quando ci chiedono in francese: "Coment sa va"! Noi rispondiamo tranquillamente: "Su pisurùci"! = il pisello! Come a dire: "Bene"! Gli abitanti di Sanluri (oggi capoluogo, insieme a Villacidro, della nuova provincia del Medio Campidano), in tutta la Sardegna sono conosciuti come grandi mangiatori di fave ed è tipica l'espressione: "Seddorèsu pappa fa"! = sanlurese mangia fave. (vedi nella sezione ZZRime del Campidano, "Dus seddoresus appena coyaus".

L'espressione: "pappai fa", significa anche ricevere un sacco di botte! Un'ottima vivanda sono la favette col lardo (in puré). ed ha riscontro nel detto: " Sa dì chi hat a proi fa cun lardu"! = il giorno in cui scenderanno  dal cielo fave e ciccioli: sarà un giorno miracoloso; per i poveri, è chiaro! (vedi nella sezione ZZDicius del Campidano, lettera S.

Altra espressione è: "Toccat sempri a mimi a scroxài sa fa"! "Tocca sempre a me sbucciare la fave"! Come a dire: "Tottu pagat Pantaloni"!( vedi nel Web – Giuseppe Concas – nella sezione ZZRime del Campidano - la commedia: “Tottu pagat Pantaloni” ). "Tutto paga Pantalone", e nell'antica Roma: "Istaec in me cudetur faba"! "Dovrò io pagare le spese"!

Sempre nei tempi antichi: ai Pitagorici (della Scuola di Filosofia di Pitagora), l'uso delle fave, come cibo, era proibito; vuoi perché esse sono di difficile digestione, vuoi perché intorpidiscono la mente! Ed ancora, durante le cerimonie religiose (latine), il Flamen Dialis (il sacerdote di Giove), non doveva né toccare, né nominare la fava"!!!

Nelle carte antiche della Sardegna ritroviamo il cognome nell'uscita Faa e Fay. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo: Faa Nicolao, ville Genadas (villaggio distrutto -Laconi ..Contrate partis Alença – vedi app. I^14); Fay Giorgio, ville Selluri, Sanluri – Seddòri – vedi app. I^29); Fay Michele, ville Sammungleo, odierno Samugheo. Mandrolisay o Barbagia di Belvì – (vedi app. I^25); Fay Nicolao, ville Selluri; Fay Simone, ville Selluri.

Attualmente: Fa, è presente in 18 Comuni d'Italia, di cui 11 in Sardegna: Pula 26, Cagliari 11, Nuoro 6, Assemini3, Marrubiu 3, etc.; Faa, è presente in 37 Comuni italiani, di cui 23 in Sardegna: Cagliari 32, Villaputzu 23, Sadali 15, Mores 9, Sanluri 9, etc.; Fai è presente in 56 Comuni italiani, di cui 7 in Sardegna: Sant’Antioco 39, Giba 14, Perdaxius 5, etc. Fais è presente in 188 Comuni italiani, di cui 86 in Sardegna: Sassari 131, Sindia 73, Samassi 48, etc. Fava è presente in ben 984 Comuni italiani, di cui 9 in Sardegna: Serramanna, Olbia, Selargius, etc. tutti con un solo nucleo familiare.

Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII° secolo, al capitolo 347 è nominata una suora, Bullia Fave (chiamata alla stesura del Condaghe insieme alla "abbadissa" di San Pietro Maximilla: > Ego Maximilla abbadissa de scu. Petru de Silki, et soror Bullia Fave, ki lu fatho custu condake, cun boluntade de Deus et dessu donnu meu iudike Barusone de Laccon, et dessa muliere donna Prethiosa de Orrubu, regina, et dessu filiu donnu Gosantine rege prossu kantu appo paratu in su tempus meu, et appo parare avestara (in futuro) ad honore de Deus e de scu. Petru de Silki et de comporu et de datura (acquisti e donazioni), et prossu kantu accattai scrittu in cartas ki fuit de scu. Petru et non bi aveat bacante in su condake vetere de scu. Petru de Silki uve lu ponne, et ego inde lu ponio in ecustu condake meu konde appan veritate pus me ( Io Massimilla abadessa di San Pietro di Silki e suor Bullia Fave, faccio questo Condaghe per volontà di Dio e del mio signore il giudice Barusone di Laccon e della moglie donna Prethiosa de Orrubu regina e del figlio donnu Gosantine re, per registrare quanto ho acquistato durante il mio tempo e quanto acquisterò da ora in poi (avestara) in onore di Dio e di San Pietro e in compere e in donazioni; e per quanto ho trovato scritto nelle carte che erano di S. Pietro, tante cose e non vi era nel vecchio condaghe di San Pietro più spazio dove scriverle; ed io quindi le scrivo in questo mio condaghe affinché si abbia la verità dopo di me). Col nome del giudice di Torres Barusone de Laccon e della di lui moglie Prethiosa de Orrubu è possibile stabilire, anche se approssimativamente, la data del documento: Barusone III, appunto, fu sovrano di Torres dal 1153 al 1186.

 

 


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