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Fosci; Foxi

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FOSCI; FOXI:

fòke, fòge, fòxi è la foce, lo sbocco al mare di un fiume ad esempio.

Foneticamente la "x" sarda, presente soprattutto nelle parlate meridionali (campidanese), è una fricativa palatale sonora e si legge quindi come la "j" francese. Deriva dalla "x" latina, fox, come in pax, lux, pix, nex, nux, vox, crux, etc. che danno pàxi (pace), lùxi (luce), pìxi (pece), nèxi (colpa), nuxi ( noce), bòxi (voce), grùxi (croce), etc. Ma non è la x latina che dà la fricativa palatale sonora, ma è la "c" (affricata palatale sorda del genitivo latino, di pacis, lucis, picis, vocis, necis etc. Mentre ad esempio nix /nivis, da in campidanese nì, non nixi.  

Foxi è presente nella Sardegna Meridionale come toponimo, esempi: su mari de Fòxi = l'uscita del Tirso a mare nella costa oristanese. La torre antibarbaresca di Foxi, la cui costruzione risale al periodo medioevale, si trova alla foce del rio omonimo (Rio Foxi), nel Comune di Quartu Sant'Elena; etc.  Foxìna, diminutivo di fòxi ha il significato di pozzanghera: sa foxìna de su sirboni = il rifugio del cinghiale, la buca melmosa dove si avvoltola il cinghiale.

N.d.R. In verità la parola foxi (come detto, foji con la "j" francese (fricativa palatale sonora), è pronunciata dalle persone anziane "fox" (foj), con la o aperta, in cui la i finale non si fa sentire, ma solo la "x" strascicata. Nella pronuncia popolare, questo fenomeno avviene anche in pax > pace, pix > pece, lux > luce, nex > colpa, ect. ove, ripeto, la i finale di foxi, paxi, luxi, nexi, etc. si fa sentire appena o non si fa sentire per niente (scusate la ripetizione).

Abbiamo detto che la "x" con valore fricativo palatale sonoro è propriamente del campidanese, infatti non è presente nelle parlate del centro nord e neppure negli antichi documenti della lingua e della storia della Sardegna, fuorché nella Carta de Logu di Eleonora d'Arborea. Nella copia in nostro possesso, redatta dal giurista Filippo Mameli, "Dotore de Decretu e de Lege", in lingua sarda, per ordine del giudice Mariano IV°, padre di Eleonora, in 198 capitoli, nei primi anni 40 del 1300 e resa operante da Eleonora nei primi anni 80 dello stesso secolo, la "x" è usata con tre valori fonetici: col valore latino antico (cap.I° -expalesari), col valore della "sc" italiane (cap. II° - istraxinàda) e con valore fricativo palatale sonoro nel vocabolo "raxóni", più volte con la "x" ma talora anche con la "j" (sempre col valore fonetico anzidetto).

Nelle carte antiche è più volte citato il nome Luxorio o Luxuri(o), come santo o come nome di persona, nei quali la "x" ha valore latino o tutto al più italiano "ss", mai come fricativa palatale sonora; mentre ad esempio ad Arbus (Sardegna sud occidentale), San Lussorio è Santu Luxòri con la x/j fricativa palatale sorda, ma talvolta sonora.

Il cognome è presente nelle carte antiche da noi consultate, ma nelle sue varianti più antiche.  Nel Condaghe di san Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII° secolo, al capitolo 328 è presente Dorgotori de Foke maiore de gulbare ( il maiore de gulbare o vulvare o bulbare, era il soprintendente ai chiusi comunali, nei quali si raccoglievano armenti e greggi): citato come teste in uno scambio (tramutu) di terreni: (Ego Maximilla appatissa de scu. Petru de Silki) > Tramutai cun Gosantine Turdu terra ki comporarat assos (?) supra funtana  e deindeli (gli ho dato in cambio) in binia de Pira. Testes: fra i quali c’è Dorgotori de Foke.

Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, XI°, XIII° secolo figurano: de Foge Goantine (3, 209): (in una donazione prima) - in nomine domini amen. > Ego Goantine de Foge petivi boluntade assu donnu meu sire Ugo de Basso, sa die de sancto Marco de Sinnis ki mi daret paraula d'offeremi (di offrirmi) a Sancta Maria de Bonarcatu cun omnia kanto avia..(come data siamo intorno all'inizio del XIII° secolo,  primo perché è giudice d'Arborea Ugone I° de Basso e poi per il fatto che sono presenti come testi, donnu Bernardu arkipiscopu (arcivescovo) de Arbareèe (dal 1200 -al 1223 ) e donnu Bonacorsu piscopu (vescovo) de Sancta Iusta (nei primi anni del XIII° secolo). Al cap. 209, si ripete in sostanza quanto è nel cap. 3, ma contiene la conferma del giudice: In nomine domini amen. > Ego Goantine de Foge petivilli boluntade a su donnu meu, et isse naredimi ca (mi ha risposto che): > "Faguellu c'a mimi bene me plaguit et bonu mi parit et paraula ti'nde do"!...(" fallo pure che a me piace e mi sembra una cosa buona e quindi te ne do parola"!). Ai capp. 134 e 139, sempre del CSMB figura de Foge Mele (in uno scambio (tramudu) di terre): > tramudeilli a Mele de Foge parzone sua (la sua parte), quantu aviat in cussu ortu (la sua parte di quell'orto) et deindelli (gli ha dato in cambio) intesiga vinia  in Istrampadoriu (località in agro di Bonarcado).

Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, XI°, XIII° secolo, ai capitoli 132 e 134 è nominato Andria Voçe, coinvolto, in uno scambio (tramutu) di proprietà in ambedue i capitoli: (132) > Tramutai cun Janne Çancute sa parte sua chi vi li intrvat in padule, tenende (confinante) assa de Andria Voçe, su connatu, etc. (134) >Tramutai cun Janne Pintu terra pro terra: ego deili sa terra de vinia de Tina et isedeitimi in sa padule, tenende assa chi comporai de Andria Voçe. Etc. Crediamo che Voçe sia una variante di Foxe o di Foke o di Foge, etc.

Attualmente il cognome Fosci (trascrizione errata per Foxi), è presente in 51 Comuni italiani, di cui 17 in Sardegna: Gonnosfanadiga 27, Uras 14, Terralba 6 Cagliari 5, etc.

Gonnosfanadiga ospita il numero più alto di persone che portano questo cognome: mia nonna, Giuseppa Fòsci, mi diceva spesso che il loro capostipite proveniva dalla zona di Oristano (quindi dalla terra della foce del Tirso); con informazioni tramite telefono, anche i Fosci di Uras e Terralba hanno confermato le ipotesi di nonna.

Il cognome Foxi è presente solo nel Comune di San Gavino Monreale, in un solo nucleo familiare. Come anzidetto Foxi è il cognome originale, contrariamente a quanto si può pensare. 

Abbiamo rinvenuto il cognome nei Registri Parrocchiali del primo Ottocento. a Gonnosfanadiga, ove figurano ben 6 Foxi, tutti figli di Giovanni Foxi e Peddis Antonia. Forse quel Giovanni Foxi è proprio il primo (de) Foxi pervenuto a Gonnosfanadiga. Abbiamo inoltre la certezza che il cognome Foxi era comunque e sempre con la "X" con valore fricativo, palatale, sonoro. La trascrizione anagrafica di Foxi in Fosci è assolutamente errata.

Per saperne di più: il primo Foxi defunto e sepolto nel Cimitero di Santa Barbara (Gonnosfanadiga), è un bimbo di appena 6 mesi. Si tratta di Antioco Foxi di Giovanni (probabilmente di Terralba), di cui si è detto sopra e di Peddis Antonia (di Gonnosfanadiga). Giovanni ed Antonia ebbero 6 figli, tra cui Antioco morto in tenerissima età. Ma il nome Antioco fu dato al terzo genito, il quale nel 1874 sposa Vaccargiu Anna (una delle 6 figlie del "re Vaccargiu") madre di mia nonna Giuseppa Foxi. Vedi inoltre il cognome Vaccargiu.

 

 


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