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SCARTEDDU:

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SCARTEDDU:

Il cognome Scartéddu è presente in 18 Comuni Italiani, di cui 10 in Sardegna: San Giovanni Suergiu 30, Carbonia 22, Arbus 11, Sant'Antioco 9, etc. Per il resto lo troviamo nel Nord Italia: poche famiglie, di origine sarda.

Scarteddu, scatteddu, iscarteddu significa cestello di canne: cartellus in latino; καρτάλλος in greco.

I canestri di Canne, confezionati con maestria in diversi centri della Sardegna, sono figure caratteristiche dell'artigianato sardo. Per prepararli si usano le canne, meticolosamente scelte e nel periodo giusto, dicembre - gennaio, allorchè la canna raggiunge la sua "maturità"; ripulite alla perfezione e tagliate a strisce con maestria, di circa 4/5 milimetri, per quasi tutta la lunghezza della canna, e intrecciate, con alta precisione con virgulti di olivastro, lunghi, sottili e resistentissimi e  nel mezzo un bel manico lungo, ad arco, che congiunge i due orli, resistenti fatti unicamente di virgulti di olivastro intrecciati. I fratelli maggiori de is iscarteddus sono is cadinus > ceste più voluminose, confezionate con la stessa tecnica, con la differenza che queste hanno all'orlo, due manici piccoli simmetrici, a misura della mano dell'uomo. I cestini venivano e vengono usati per trasportare qualsiasi cosa, oggi sono usati in maniera particolare per la raccolta dei funghi sia nei prati che nei boschi. Is cadinus erano invece le ceste usate soprattutto per la raccolta dell'uva nella vendemmia: oggi si preferisce usare le cassette di plastica, per la comodità nel caricarle nei mezzi di trasporto. I centri più rinomati per la confezione di ceste e cestelli di canne sono San Giovanni Suergiu, Suni, ma anche San Sperate e Pabillonis; quest'ultima più famosa insieme ad Assemini per la confezione e cottura degli utensili di terracotta (Pabillonis è conosciuta come sa bidda de is pingiàdas). Anche se In maniera meno appariscente, in tutti i paesi della Sardegna si fabbricavano i cesti di canne, insieme assu strexu de fenu ed agli utensili di legno ( vedi "Dicius" lettera T > tristu e miserinu s'arriccu, su poburu jei s'arrangiat <.

Si tratta di un cognome scarsamente diffuso e ristretto all'area meridionale dell'isola. Sembrerebbe originari di San Giovanni Suergiu e nato col mestiere del capostipite. Non abbaimo comunque alcuna certezza.

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SEBIS:

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SEBIS:

Sebis è un cognome raro, presente in 31 Comuni italiani, di cui 22 in Sardegna: Gonnostramatza 35, Oristano 21, Carbonia 17, Domus De Maria 13, etc. Nel resto d'Italia la presenza è ridotta a poche famiglie di emigrati sardi, il Lombardia e Lazio.

L'etimologia della parola sebis dovrebbe ricongiungersi al termine sardo sébu, séu nel significato di sego, grasso animale. Viene dal latino sebum > s'odzu de séu, s'ollu de séu, così è riportato nei testi antichi sardi, così è ancora oggi nelle parlate sarde, logudoresi e campidanesi. Nelle carte antiche troviamo inoltre il termone assungia = sugna > grasso di porco. Seàda = una schiacciata rotonda di formaggio fresco, burro e farina, ma così chiamata perrchè si presenta oleosa, come unta di grasso.

Non abbiamo trovato il cognome Sebis nelle carte antiche, ma la sua variante Sebes: Sebes Pedro > App. III^ 4° ( Codex Diplomaticus Sardiniae vol. II° del Tola) > è uno dei 557 homines di Oristano, che nel 1430 31 marzo firmarono davanti al rappresentante del re di Aragona per sostenere la figura di Leonardo Cubello come governatore dell'ex Giudicato di Arborea.

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